Proverbi

Garzo dall’Incisa (XIII sec.)

PROVERBI

Edited
by
Teodor Flonta

Electronic text supplied by F. Bonomi
October 1996

Garzo dall’Incisa (XIII sec.)

Proverbi

Acciò che sia a piacere
lo bello profferere,
conviensi che sia
con molta cortesia.
Se lo mal far m’acusa,
lo ben vole mi scusa.
Però Garzo dice
l’omor della radice
che de cim’è nutrice,
. . . .

Convienmi inframettere,
per alfabeto mettere
alquanti versi,
ancor che sian diversi
proverbi per rima:
per A comincio prima.

Amore già non cura
ragione né misura.
Amante richiama
de quello che brama.
Arte dà parte
che non si diparte.
Avaro per ricchezza
non sa far larghezza.
Avere nascoso
non è fruttuoso.
Asino per nota
non sa gire a rota.
Arco per piega
gran colpo allega.
Ape raporta
frutto che conforta.
Ancella donnea,
se donna follea.
Amico fidato,
ch’al bisogno è provato.
Assessor c’ha licenzia,
guarda che sentenzia.
Albore fiaccare
per troppo incaricare.

Biasimo nuoce,
sanza fuoco cuoce.
Bëato si pruova
chi ‘n pace si truova.
Bagno gelato
poch’ e coltivato.
Ben fa si tace
chi dir non sace.
Bugia disvia
da¨ssé compagnia.
Bramasi molto
di far casa e cólto.
Bella semblanza
dona speranza.
Braccio difende
quello che capo attende.
Bisogno fa fare
cosa da blasmare.
Bastone fa trottiere
villano e somiere.
Battaglia fare
non è santade.
Bontà fa ritegno
e d’omo sostegno.

Città è perita
da ch’ ell’ è partita.
Celato delitto,
amico diritto.
Cento peccati,
per un ben mendati.
Cera si stende
per caldo che prende.
Cibo ch’è forte
press’ è alla morte.
Cicogna, per pesce
badar non le ‘ncresce.
Cerbio corrente
a fonte surgente.
Cercando s’affatica
cui povertà notrica.
Cercone non s’afina
per dare medicina.
Cieco, se prende,
né lascia né rende.
Cintura fa vesta
parer più onesta.
Cicala per canto
criepa per tanto.

Dire per disdire,
megli’ è a non dire.
Dinanzi ti guarda,
ché dietro non tarda.
Dubita di fare
cosa da biasmare.
Donna leale
gran tesoro vale.
Drappi e colore
fa a l’uomo onore.
Domenica per festa
ogni villan s’apresta.
Degn’ è l’amore
d’aver sempre onore
Danno, da cui dato,
per colui mendato.
Derrata confusa
denaio non escusa.
Debito distrugge
chiunque no’l fugge.
Dolc’ è l’altrui a prendere,
amaro pare a rendere.
Dur’ è ‘l becco a mugnere
e l’avaro a ugnere.

Esca fa invezza
e rete fa divèzza.
Entra per bocca
che uomo trabocca.
Eva morse
che noi torse.
Ermo fa romita
laudar per santa vita.
Esce di loco
parola per poco.
Erba ch’è amara
stomaco rischiara.
Erra la via
chi va con follia.
Eguale soma
bene condoma.
Ebriaco al vino
e passera al mulino.
Empie Iddio
lo core ch’è pio.
Etade si pruova
per vista che truova.
Estima che vale,
poi che in altezza sale.

Fede riluce
princip’ e duce.
Furto fa ladrone
andar dopo ‘l bastone.
Femmina tira:
per poco s’adira.
Frati con odio
non stanno in godio.
Fuggi la ressa
di femmina ingressa.
Formica sì ‘ntende
al tempo che prende.
Fallimento scura
la nobile natura.
Fabro lavora
più che non adora.
Fuggi tal sire
cui non puo’ disdire.
Fiori con frutti
non fanno arbori tutti.
Fatica perduta,
chi ‘l mutol saluta.
Fontana fa fiume,
dottrina costume.

Gentil per natura
prende nodritura.
Già cane per traccia
non perde caccia.
Gloria vana,
se fiore, non grana.
Grazia divina
lo cor de l’uomo affina.
Gaude di villa
chi sta sopr’ ella.
Guadagno con frode
non ha pregio né lode.
Gemma vertuosa
è grazïosa.
Grave peccato
fa l’omo dannato.
Gallo fa gallina
stare a sua dottrina.
Guerra che troppo basta
avere e persona guasta.
Gioco e riso
non sta sempre assiso.
Giornata fa compiuta
chi dal folle si muta.

Imperio fa lege
e corona fa rege.
In pari delitto
non ha deritto.
Igne ardente
molt’ è temente.
Intrata per campare
talor si vuol pagare.
Ira fa smarrire,
lo savio infollire.
In terra di lite
non poner la vite.
Ingiuria fatta
nimistà acatta.
Invidia cotidia
tuttor omicidia.
Iudicio di Morte
sopr’ ogni altr’ è forte.
Iustizia dura
perc’ ha dirittura.
Iudice che iudica
dé guardar che piuvica.

Korbo a carogna
non lascia per vergogna.
Karo si vende
lo dono che si prende.
Korpo ch’è pieno
fa letto di fieno.
Karta si face
perch’ omo è fallace.
Kane che troppo latra
perde ‘l mezzo per la quatra.
Kortesia, chi la face,
a molta gente piace.
Korte, chi l’usa,
spesso vi musa.
Kastello con cittade
poc’ ha amistade.
Kasa con mura
tuttor non è sicura.
Kardinale con papa
dé guardare che sagra.
Kavalleria, chi la prende,
non dé guardare che spende.
Kólto consortato
mal è coltivato.

Leone per franchezza
regn’ a prodezza.
Lupo non cura
far preda in pastura.
Ladro che ‘mbola
impes’ è per la gola.
Lingua mendace
con Dio non ha pace.
Lancia a cavaliere
ed arco ad arciere.
Lievre con cane
poco permane.
Larghezza è grazïosa
sopr’ ogni altra cosa.
Leggere e non intendere,
poco puo’ imprendere.
Lëaltade, in cui si truova,
di fin pregio si rinnuova.
La luna non dimora
in uno stato un’ora.
Lusinghiere ad amico
come passere al panico.
Loda la cosa
che ben si riposa.

Marito con moglie,
come fa, sì ricoglie.
Massaio con istaio
di maggio fa denaio.
Madre con figlia
spesso si consiglia.
Male si tocca
dolze con bocca.
Marmo, chi ‘l gratta,
poco v’acatta.
Medico temente,
ferita puzzolente.
Mazza è temuta
se in alto è tenuta.
Mosca e moscione
non guarda ove si pone.
Morte non rifiuta
né bionda né canuta.
Mano lavora
che bocca divora.
Mare per onde
non si nasconde.
Maggio con ghirlanda,
genaio con vivanda.

Nome riposa
sopr’ogni cosa.
Nulla si tace
di quel che si face.
Nozze bandite
tosto son finite.
Naso odora
che non asapora.
Nave che porta
tuttor non diporta.
Nocchiere ha diporto
quand’ è presso a porto.
Neve per istallo
diviene cristallo.
Nepote pute
al zio, quand’ e’ puote.
Natura è pregiata
ch’è ben costumata.
Nuora con suocera
spesso si cuocera.
Negghienza tuttora
con danno dimora.
Non si dispera
chi ha fede intera.

Oca in pantano
è in selva villano.
Orzo fa destriere
e caval cavaliere.
Onde si fa vanto,
lo poco par tanto.
Omo con femina
miete quel che semina.
Ortica, perché pugne,
nulla mano ugne.
Orcio al muro
pruova com’e duro.
Occhio amoroso
poch’ è luminoso.
Ordine sacrato
tuttor è venerato.
Orecchie dé udire,
se lingua vuol dire.
Osso medollare
tuttor truova compare.
Omo verboso
sempr’ è leticoso.
Opera è lauldata
ch’è bene amaestrata.

Padre dal figlio
di grano non ha miglio.
Pescatore con rete
di prendere ha gran sete.
Promessa non tiene
se fatto non viene.
Peccato vecchio
del cor fa specchio.
Povero vergognoso
suo valor tien nascoso.
Ponte è dubitato
da omo ch’è odiato.
Pulzella non si pente
se pregna non si sente.
Porta serrata
spess’ è bussata.
Potenzia ha licenzia
di ciò c’ha placenzia.
Prato fa fiori
di molti colori.
Prete talor predica
di quel che sé non medica.
Pensiero fa granare,
parola fruttare.

Quistïone aperta
sentenza fa certa.
Queri la cosa
che ti sia osa.
Quel che¨tt’è a noia,
da¨tte lo dispoia.
Quando ben puoi fare,
non lo tardare.
Quantità di guerra
strugge molta terra.
Quadrasi il dado
per tal che no ‘nd’ha grado.
Qual ti vedi in panno,
tal ti poni in scanno.
Quinto e sesto grado
rinunzia parentado.
Quegli che si vanta,
di fin pregio si smanta.
Quaglia, isparviere
inver’ lei fiere.
Quarra raguaglia:
quello non fa medaglia.
Quagliere per inganno
a l’uomo non fa danno.

Regno è conquiso
da ch’egli e diviso.
Rampogna fa vergogna
da che non abisogna.
Ronzino per camino,
a l’erta e al chino.
Rade volte,
buone acolte.
Ragione per amore
perde suo valore.
Reo fa peggiore
e buono fa migliore.
Rustico piace
se prodezza face.
Rasoio rade invano
in palma di mano.
Rocca guernita
da molti è servita.
Rigoglio è foglio
intra pen’ e doglio.
Rovinasi il muro
quand’ è più sicuro.
Ristorasi il danno,
un dì quel d’un anno.

Savio è tenuto
chi sta talor muto.
Senno e savere
val sopr’ogni avere.
Studio ed ingegno
fa d’arte ritegno.
Solo per via
andare è follia.
Stato si muta
per poca caduta.
Servo al signore
dé render ragione.
Servire e ben dire
fa l’omo ingrandire.
Sale con savore
fa cibo migliore.
Scacco dà matto
in uno solo tratto.
Semplice crede
con pura fede.
State governa
ond’ omo verna.
Saccolo sazïato
non crede all’affamato.

Tal è gravato
che non fa peccato.
Tardi riviene
chi non si ritiene.
Termine dimidia,
perch’ è sanza insidia.
Terzo fa concordia,
se truova discordia.
Taverna fa putta
femmina ghiotta.
Tignoso fa cappello
poi che perde il vello.
Troppo tencionare
fa ben prevaricare.
Turpida richesta
fa cosa disdetta.
Tosto si prende
chi non si difende.
Torre murata,
lite incominciata.
Terra posseduta
tard’è convenuta.
Tempo si cambia
a palafreno ch’ambia.

Vergogna, chi la teme
nasce di buon seme.
Vituperio porta
chi non ritiene porta.
Ventre s’adestra
a grande minestra.
Vespa con puntura
e ape con untura.
Villania, in cui regna,
cortesia lo disdegna.
Viso presente
fa lingua tacente.
Villano amaro
d’ogni cos’ è avaro.
Volpe ama frode
e femina lode.
Vigna vendemiata
poch’ è corteata.
Vino con pane
da sera e da mane.
Vendetta si ‘ndugia,
ma non si trangugia.
Vmiltà vince
cor duro di prince.

X stae in croce,
per dieci rilieva boce.

Y, perché greco,
non si intende meco.

Zoccolo si ‘nfanga,
ma non pelle in su stanga.
Zoppo al galoppo
non corre troppo.
Zafir, poi si ‘nchiude,
non perde virtude.
Zucchero rosato
si dà a lo ‘nfermato.
Zecca si ficca
ovunque s’apicca.
Zita s’apella
chiunqu’ è pulzella.
Zambra serrata
fa donna lauldata.
Zabulino è fino
parato d’ermellino.
Zappino ed abeta
si dà per moneta.
Zanzara trafigge
ovunque s’afigge.
Zappa a chi la tiene
e spada a cui s’aviene.
Zara, chi la ‘mpara,
fa la mano avara.

Con diritti verbi
fatt’ i proverbi,
tutti notati
perché son provati:
dugento quaranta
insieme si monta
la lor somma tanta,
sanza altra giunta.
X e Y non ci voglio contare
però che pochi ne posso trovare.


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